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Alberto Zanchetta

Texts

PLESSO TERRESTRE
"face du monde"

Alberto Zanchetta




Nel racconto Concrete Island, il protagonista di James G. Ballard inficia il detto "un uomo non è un'isola" esclamando - ad alta voce, come un prete che celebri l'eucaristia del proprio corpo - "Io sono l'isola". L'isola in questione è un incolto terrapieno, zona spartitraffico posta sotto un'autostrada e ridotta a un'indecorosa discarica: giungla di rifiuti che rispecchia il mondo in cui viviamo, che abbiamo "contribuito" a creare. Se quindi l'antropologia può essere definita come l'uomo nella Natura, dobbiamo fare ammenda con l'impatto ambientale cagionato. Il concrete di cui parla Ballard è "atto pratico" e al contempo "cemento armato", allusione all'indefettibile inurbamento cui abbiamo sottoposto il paesaggio; l'architettura è infatti assurta a iconomachia, in perenne antitesi con l'ambiente (al vitello sacrificale si è sostituita una taurofagia, di cui finiremo s[tr]aziati) che revoca il cerimoniale di infatuazione con quello di incesto: la tellus mater finisce per rimettersi al complesso di Edipo. Ma l'Uomo, che l'indovinello della Sfinge avrebbe fatto meglio a ridurre in ginocchio, tarda a prendere coscienza delle terribili verità che produce, ostinandosi a non vedere… ben altra cosa da Edipo che si accecò per la disperazione.
Gli edifici con filo e chiodi di Luca Piovaccari sono gli scheletri che infestano le avanguardie e il postmoderno, eredità di cui l'artista si serve a guisa di recupero (di tipo scenografico, che più verosimilmente potrebbe essere tacciato di osceno-grafia), un reçu teso ad evidenziare un'ammissione di colpa verso l'ambiente e il discutibile riconoscimento del razionalismo come stile di vita. Fanno loro da corollario una vegetazione "infestante" - significativo l'aggettivo scelto dall'artista - e alcune fotografie su lucido, visione frammentaria ma coincidente, dai toni slavati, che filtra e allo stesso tempo rifrange la luce per destabilizzare la percezione. Denunciando il degrado ambientale cui il paesaggio è sottoposto, l'acetato di Piovaccari diventa radiografia di un male, ne individua la causa ma non la cura. Inutile cercare di medicare dopo aver inflitto la ferita? Vero è che rispetto alle precedenti foto in b/n il fluxus sanguinis del colore ha ripreso a irrorare le immagini, restando pur tuttavia esangui. Evanescenze che vorrebbero essere rinvenimento [alla vita] ma che al contrario si riducono a un deperimento, nella fattispecie di cascami della civiltà.
Piovaccari chiama spesso in causa l'Età dell'Oro, lo fa con la personale "Garden" del 2005, l'installazione "Eden", ennesima summa summarum/virtutum della sua produzione artistica, o dando il titolo "Paradise Lost" a uno dei pastelli: orizzonti en petit irrimediabilmente vessati dalle autostrade e dai fili dell'alta tensione. Anche questo "Ingresso ai luoghi" pare doversi contendere il posto con la cacciata dall'Isola estetica (stando alla definizione che dell'opera d'arte dà Ortega y Gasset); l'opera, come pure l'insula, stabilisce un dislivello rispetto al mondo circostante, un affioramento paragonabile allo scoglio in mezzo al mare. "In mezzo mar siede un paese guasto" scriveva Dante, cantica dell'Inferno che suggerì a Giorgio Caproni una rettifica alla traduzione della Waste Land di Eliot, giacché la "Terra desolata" dovrebbe più verosimilmente leggersi "Paese guasto". Allo stesso modo, la terra di Romagna cui Piovaccari ha dedicato il suo sguardo è un riverbero dell'Italia, bel paese che suona risibile d'eufemismo. Non per nulla questi luoghi ci appaiono desolati, ora più che mai guastati, insalubri, inariditi. È a questo punto che il movimento erratico dell'artista, e di gran parte dell'arte del Novecento, si arresta avvedendosi dell'innatezza all'errore. Che si tratti dell'intrico geometrico del filo o delle pellicole sezionate, il paesaggio è ridotto a un plesso, scomposto in più parti, un isola-re che vorrebbe essere un'abluzione, un anestetico che plachi una neppure tanto infondata ipocondria.

Presentazione in catalogo per la personale al castello di Guiglia, settembre 2007.


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