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Short Interview a Luca Piovaccari

(A cura di Marinella Paderni per l'esposizione a Reggio Emilia nel 2003 "Alto impatto ambientale" )

Luca Piovaccari pone un velo tra noi e la visione del paesaggio odierno, tanti fogli trasparenti di acetato sui quali trasferisce, in maniera frammentaria e con minime sovrapposizioni, le immagini in bianco e nero, delle periferie italiane, delle campagne sfruttate, delle strade desolate e anonime. I suoi nuovi paesaggi acquistano il fascino dell'alterità e dell'irrealità, dell'evanescenza visiva - sembrano famigliari ma appaiono più patinati e suggestivi del reale. Miraggio di altri luoghi, lo stragemma di Piovaccari provoca una sospensione di giudizio che lascia posto alla sublime coralità dei frammenti fotografici del nostro vissuto e alla nostalgia per una bellezza irrimediabilmente assente.



-   Il tuo lavoro gioca sull'ambiguità della visione, ottenuta stampando le fotografie su fogli di acetato sovrapposti. L'effetto finale è di sfocamento dell'immagine. L'acetato rappresenta il velo che ricopre la cruda realtà di un paesaggio degradato?

" Mi piace l'idea di associare questi miei lavori sul paesaggio ad un materiale come l'acetato, che rimanda alla plastica in un'epoca come la nostra fatta di surrogati e di prodotti da supermarket. In questo modo la natura sembra conservata sotto vuoto.
E' come se la bellezza patinata di queste immagini, facesse diventare più tollerabili situazioni che a volte diventano motivi di denuncia, trasformandosi in trappole seduttive e spiazzanti. Luoghi come linee di confine degradate e fragili che catturano lo sguardo e indagano la visione del paesaggio."

" Vorrei trovare qualcosa che abbia altrettanto senso del semplice guardare."
Theodore Roethke

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